Quel “per beneficenza” che rende tutto lecito

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“non ho capito perché da un po’ di tempo per fare beneficenza bisogna essere nudi. comunque in casi come questo ben vengano”

così commenta il Lettore_9154629 all’ennesimo calendario “per beneficenza” che ritrae, nude, le rugbiste di Oxford.

Certo, il sesso vende, da sempre: non è certo un caso che molte copertine di noti settimanali ritraggano belle donne in pose avvenenti.

“Pecunia non olet” pertanto libero sfogo ai bassi desideri umani, con tette, culi e passere in bella mostra o anche solo “ammiccate“.

Se non ora quando ?

Se non ora quando ?

Ma mentre comitati femministi come “Se non ora quando ?” si scatenano -giustamente- quando il corpo femminile viene mercificato e svilito (in ordine temporale, la conferenza stampa del Sindaco di Taranto con tanto di “ragazze regalo” in abiti succinti) per motivi elettorali e politici, troppo spesso basta la parolina “beneficenza” per rendere il tutto lecito.

Il corpo della donna, ancora una volta, diventa solo lo strumento per vendere. Non importa la personalità, l’intelligenza, le qualità intellettuali o morali: un bel paio di chiappe e si risolve tutto, no ?

Senza voler passare per bigotto, poiché non nego che un bel corpo di donna è sempre piacevole a vedere, questi comitati non trovano umiliante doversi spogliare per vendere un calendario, anche se per “beneficenza” ?

[alert style=”grey”] La foto in evidenza è tratta dal calendario delle rugbiste inglesi [/alert]

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

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