Quando un prodotto di qualità costa troppo poco: l’Olio Extravergine di Oliva

Attenzione ! Questo articolo è stato scritto più di due anni fa. Ti prego quindi di considerare che le informazioni riportate potrebbero non essere aggiornate o non più valide.

Ci siamo, anche quest’anno, con i primi freddi e la conseguente raccolta delle olive, i supermercati iniziano con le allettanti offerte dell'”Olio Novo“, spesso a prezzi esageratamente bassi.

Ad esempio, circa un mese fa, alla Coop c’era in offerta una dama da 5 litri di olio a 12,5€: 2,5€ al litro. Ovviamente allettato dall’offerta e dal prezzo, ho preso in mano il bottiglione ed ho cercato di capirne il contenuto: solo sul retro, a caratteri piccoli, c’era scritto che questo olio era prodotto con olive provenienti da paesi comunitari.

Ok, non è olio italiano. Magari le olive provengono dalla Spagna e dalla Grecia. Scriverlo un po più grande no ?

Ovviamente questo non è che uno dei tantissimi casi in cui è difficile capire se l’olio che stiamo acquistando è prodotto in Italia da olive italiane. E’ anche vero che per 2,5€ al litro non possiamo certo pretendere una grande qualità !

Tuttavia proprio qualche giorno fa sono incappato in un articolo che metteva in guardia sui prezzi troppo bassi dell’Olio Extravergine di Oliva pubblicato da “Il Salvagente”: OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA A PREZZI INCREDIBILMENTE BASSI: I CONTI NON TORNANO, UNA BOTTIGLIA SU CINQUE E’ TRUCCATA…

Dal rapporto ISMEA 2012 sull’olio di oliva (scaricabile da http://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7051), al punto 3.1, si legge:

Il 2011 si può considerare un anno letteralmente diviso a metà per quanto riguardo i listini dell’olio extravergine. Una prima metà dell’anno all’insegna dei rialzi quando il confronto con lo stesso periodo del 2010 ha raggiunto anche il +40%, mentre da fine primavera c’è stata una decisa inversione di tendenza. Ma nonostante la flessione nella seconda parte dell’anno i listini medi mensili del 2011 sono restati sempre superiori agli omologhi del 2010. Fino a dicembre quando i 2,55 euro al chilo hanno mostrato un rotondo -10% sullo stesso mese dell’anno prima. L’extra così ha chiuso il 2011 con un prezzo medio di 3,14 euro al chilo ed un incremento del 21% sul 2010. Il 2011 è da analizzare anche sotto l’aspetto della non coincidenza delle tendenze di mercato tra l’extra italiano e quello iberico. Mentre il prodotto di casa nostra, infatti, ha mostrato degli aumenti considerevoli quello spagnolo è rimasto costantemente sotto il livelli dell’anno prima. Ed il gap è aumentato in modo evidente in coincidenza con l’entrata in vigore delle norme sugli alchil-esteri 1 (inizi del 2011).

[alert style=”yellow”] Il Reg. 61/2011 della Commissione, che modifica il Reg. CEE n. 2568/98, relativo alle caratteristiche degli oli d’oliva e degli oli di sansa nonché ai metodi di analisi ad essi attinenti, in vigore dal 1 Aprile 2011, introduce la metodologia per la determinazione del contenuto di cere, metil ed etil (Alchil) esteri degli acidi grassi per differenziare l’olio di oliva da quello di sansa di oliva e come parametro di qualità per gli oli extra vergini al fine di individuare false miscele di oli extra vergini di oliva e di bassa qualità. [/alert]

Sempre nel suddetto articolo si legge:

A parte i rari casi in cui viene venduto sotto costo come prodotto civetta durante le promozioni di iper e supermercati, calcola il settimanale dei consumatori, un extravergine italiano dovrebbe costare tra i 5 e gli 8 euro al litro. […] Una delle truffe più utilizzate consiste nel sostituire l’olio d’oliva con il più economico olio di semi, aggiungendo betacarotene e clorofilla per renderne l’aspetto simile a quello dell’alimento più pregiato. […] “Molto spesso vengono importati oli grezzi di scarsissima qualità, provenienti da Spagna, Grecia e Tunisia, a prezzi molto bassi, grazie ai metodi di coltivazione iper-intensivi e alla scarsa remunerazione del lavoro”, ci racconta Rolando Manfredini di Coldiretti, “e poi vengono ‘deodorati’, cioè trattati attraverso lavaggi chimici, per migliorarne le caratteristiche organolettiche, eliminare il forte odore di ‘pipì di gatto’, il gusto acre e l’eccessiva acidità causati da una cattiva conservazione delle olive con cui è stato fatto”.

Proprio una azienda olearia toscana, la Valpesana Spa, l’anno scorso fu oggetto di una operazione della Finanza contro le truffe nel settore oleario, che si concluse con i domiciliari del titolare dell’azienda e 3 suoi collaboratori (Fonte: Il Cittadino OnLine):

Le indagini hanno consentito di portare alla luce due diverse forme di frode realizzate, nel tempo, dall’Azienda Olearia Valpesana, mediante il proprio laboratorio chimico:

  • miscelazione di oli di differenti categorie (vergine e lampante) al fine di addivenire all’assemblaggio – intervenendo con tagli in percentuale e con l’uso di oli cosiddetti deodorati soft (operazione fraudolenta per gli oli da olive commercializzati come extravergini o vergini di oliva) per ridurre l’acidità e quindi ottenere una classificazione commerciale migliore – di volumi di olio d’oliva extravergine comunitario con caratteristiche analitiche e parametri conformi alla vigente normativa, costituita dal Regolamento n. 61 del 24.01.2011 della Commissione Europea;
  • miscelazione di oli di differente origine (Italia, Spagna, Grecia, Tunisia) e categorie (extra vergine, vergine) al fine di addivenire all’assemblaggio di volumi di olio d’oliva extra vergine 100% Italiano, ovvero 100% Greco.

Venivano così ottenute vere e proprie miscele utilizzando materie prime di origine greca e spagnola in percentuali talvolta pari al 30-40%. Il prodotto finale (ottenuto attraverso i due sistemi di frode) veniva rivenduto allo stato sfuso ad una serie di importanti aziende imbottigliatrici – ubicate in diverse regioni italiane – tra le più importanti a livello nazionale, che provvedevano al successivo confezionamento e cessione alle catene della grande distribuzione sul territorio nazionale ed estero.

La domanda finale è sempre la solita: quali strumenti abbiamo noi consumatori per difenderci dalle truffe, anche pericolose per la nostra salute ? Beh, la sana abitudine di leggere sempre le etichette è consigliabile. In secondo luogo, soprattutto per alimenti così importanti, è bene cercare di non risparmiare troppo e di andare qualitativamente sul sicuro: in Toscana abbiamo la fortuna di avere centinaia di piccoli produttori di olio d’oliva, anche biologico !

 

Michele Pinassi

Nato a Siena nel 1978, dopo aver conseguito il diploma in "Elettronica e Telecomunicazioni" e la laurea in "Storia, Tradizione e Innovazione", attualmente è Responsabile del Sistema telefonico di Ateneo presso l'Università degli Studi di Siena ed esperto di sicurezza informatica nello staff del DPO. Utilizza quasi esclusivamente software libero.

Potrebbero interessarti anche...

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: