The days after lockdown – Mare, ospedale, WhatsApp e mascherine

«Nei momenti di crisi, le persone tendono a concentrarsi sull’emergenza quotidiana
del sopravvivere alla crisi, qualunque essa sia, e tendono
a riporre fiducia eccessiva nel gruppo al potere.»
Naomi Klein

Nel primo weekend di semi-libertà, abbiamo deciso di tentare una giornata al mare. Eravamo titubanti: troveremo molta gente? Sarà possibile rilassarsi? La spiaggia libera sarà aperta? Per non correre rischi, ci siamo diretti verso una spiaggia poco affollata anche nei periodi “normali”, dove c’è da fare una bella passeggiata in pineta per raggiungerla. E abbiamo fatto bene: eravamo praticamente soli in un pezzo di spiaggia di almeno 500mt. Abbiamo ampiamente rispettato le normative, no? Poi un fresco gelatino, con l’ormai consueta fila fuori dalla gelateria e ritorno a casa, con fermata da “Marino fa Mercato” per riassaporare la sensazione di entrare in un negozio dopo tanto tempo.

Una giornata quasi normale, rilassante, corroborante. Dopo mesi di reclusione forzata e le prime titubanze nell’uscire dalla propria provincia, ci voleva proprio. È incredibile come sia stato in qualche modo “difficile” uscire dalla nuova comfort-zone casalinga. La lunga campagna di terrorismo psicologico sarà dura da smaltire completamente. Non siamo robot, non basta premere un pulsante e tutto svanisce. E non sono sorpreso dai numeri che testimoniano l’aumento di disagi psicologici.

Brutto risveglio, qualche giorno fa, per i dipendenti dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Un tweet del 20 maggio scorso da parte del collettivo hacktivista LulzSecITA ha comunicato di aver avuto accesso, due mesi fa, a numerosi dati, tra cui password, indirizzi mail e molto altro, dei dipendenti. Compreso quelle (presunte) del noto virologo Roberto Burioni.

Tecnicamente, se quanto dichiarato è accaduto davvero, siamo davanti a un data breach e la normativa europea sulla protezione dei dati (GDPR) parla chiaro: va comunicato l’accaduto al Garante entro 72 ore e, se la violazione comporta un rischio elevato per i diritti delle persone, a tutti gli interessati. E’ stato fatto? Per adesso sappiamo che il San Raffaele ha risposto che “la situazione a cui si fa riferimento, riportata da fonte non attendibile, si riferisce a un tentativo di intrusione avvenuto mesi fa che non ha comportato l’accesso ad alcun dato sensibile. I nominativi di molti operatori sono pubblici per ragioni di servizio. La direzione dell’Ospedale è già in contatto con gli organi competenti per fornire ogni utile chiarimento. Si tratta di informazioni relative a un’applicazione per un corso di formazione dismessa da anni e circoscritta, che aveva password e utenze dismesse“. Se la vicenda vi incuriosisce, segnalo l’articolo di Umberto Rapetto sul Fatto Quotidiano.

Siena nel frattempo si interroga su cosa accadrà nei prossimi mesi. L’Amministrazione ha già deciso, insieme ai priori delle contrade, che quest’anno non si potranno correre le rituali carriere del 2 luglio e 16 agosto. Le vie del centro cittadino sono praticamente deserte, se non fosse per i pochi residenti e chi va al lavoro. Se non altro, Siena è tra le città più virtuose in merito ai rincari dei generi alimentari: lo dice l’Unione Nazionale Consumatori sulla base degli indici ISTAT sull’inflazione. Attenzione, più virtuose su base percentuale, non in termini assoluti.

dal profilo Facebook di Selvaggia Lucarelli

Non è noto quanto l’uso delle mascherine facciali nella comunità possa contribuire a una riduzione della trasmissione oltre alle altre contromisure” lapidaria dichiarazione dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) pubblicata anche sul sito web del Ministero della Sanità. Per inciso, è specificato che “L’uso di mascherine facciali in pubblico può servire come mezzo di controllo per ridurre la diffusione dell’infezione nella comunità minimizzando l’escrezione di goccioline respiratorie da individui infetti che non hanno ancora sviluppato sintomi o che rimangono asintomatici” ma anche che “A supporto dell’uso di mascherine non mediche come mezzo di controllo della fonte di infezione esistono evidenze scientifiche indirette e limitate“. Insomma, c’hanno fatto una “capa tanta” sull’indossare la mascherina, a prescindere che sia un DPI o meno (e molte non lo sono) e poi viene fuori che, si… insomma… mettetele che male non fa ma forse non servono a niente“. E comunque, in ogni caso, NON BUTTATELE PER LA STRADA, maleducati e zozzoni che non siete altro!

In Germania i ministri non dovrebbero usare WhatsApp. Parola di Ulrich Kelber, Garante della Privacy tedesco, che dichiara come il popolare strumento di instant messaging, di proprietà di Facebook, non offra sufficienti garanzie di riservatezza, soprattutto quando si parla di comunicazioni tra esponenti di governo. Il rischio che informazioni riservate e potenzialmente lesive possano finire in mani sbagliate è troppo alto.

“Just by sending messages, metadata is delivered to WhatsApp every time […] These contribute, even if only as a small piece of the mosaic, to the increased storage of personal profiles”.

Ulrich Kelber, Germany’s data chief tells ministries WhatsApp is a no-go, DW

A proposito di metadati e informazioni, a breve dovremmo conoscere la famosa app Immuni. Nel frattempo, però, a Singapore hanno decretato il fallimento delle app di tracciamento e adottato una strategia diversa: entri in un negozio? Devi prima fare il check-in! Sali sulla metro? Prima il check-in! Prendi l’autobus? Fai il check-in! Si chiama SafeEntry e, con questo sistema decisamente più invasivo, riescono a tracciare tutti gli spostamenti dei cittadini. Mario Rossi, alle 9:00 è entrato dal fioraio di via XY, alle 9:30 al bar di Via ZH, alle 10:00 è entrato in Banca. Dalle 11 alle 14 nessun dato. Dove è andato Mario Rossi?”. Qualcuno potrebbe obiettare che già Google, o Apple, lo fanno. È vero (e non mi piace). Ma devo forse spiegarvi la differenza tra una azienda privata che lo fa per guadagnare soldi e un Governo che lo fa perper cosa lo fa?

Per finire, a questa nonna olandese è costato 50€ al giorno pubblicare sui social le foto dei suoi nipotini. Il GDPR parla chiaro: vietato pubblicare foto senza il consenso degli interessati e, soprattutto, mantenerle on-line dopo che la mamma aveva chiesto di rimuoverle. I giudici olandesi hanno deciso che la nonna deve togliere quelle foto, pena una sanzione di 50€ per ogni giorno che rimangono on-line su Facebook (fino a un massimo di 1000€). Troppo severi? Secondo me no. La tutela della nostra immagine è oggi uno dei valori più importanti. È bene comprendere che pubblicare una foto sulla bacheca di Facebook non è come appenderla al frigo di casa propria.

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