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La guerra non è un gioco

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Oggi 4 ragazzi italiani sono caduti in Afghanistan. La guerra non è un gioco: si muore davvero. Non esistono missioni di pace quando si imbraccia un fucile, un arma. Non esistono guerre giuste.

Mentre annunciavano i nomi dei ragazzi, quasi tutti del Sud, pensavo che vorrei sentire qualche volta un cognome famoso, un figlio di un Ministro, di un Parlamentare, di un Politico.

Speranza vana: la guerra è per i semplici, i poveri, per i ragazzi normali. Carne da macello, ricordata e citata solamente dopo che è morta. Adesso tutti i politici sono commossi, esprimono cordoglio, versano lacrime.

Gli stessi politici che hanno accettato di partecipare a questa missione, così come a tante altre, dove con la parola “pace” si maschera una guerra, fatta anche di vittime. Vittime non solo militari, non solo italiani. Migliaia di vittime civili, bambini e donne innocenti, anziani, a cui nessuno riserverà mai l’onore della citazione nel TG serale.

La guerra è lontana fino a che non se ne occupa la TV. Improvvisamente poi diventa vicina, ci tocca, ci commuove, perlomeno finchè i cronisti ci racconteranno quello che succede laggiù. Poi, tra qualche tempo, tornerà il silenzio, con buona pace dei ragazzi che combattono per qualche migliaio di euro in più al mese.

Afghanistan

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Stamani alla TV il rientro delle salme dei 6 militari, più un missionario, italiani uccisi nell’attentato vicino Kabul in Afghanistan. Premetto che avrei preferito non scrivere nulla al riguardo: tuttavia mi sento in dovere di esprimere quello che penso, anche se a molti non piacerà.

Innanzitutto mi dispiace tantissimo per i 7 ragazzi uccisi, come mi dispiace per i 15 civili afghani morti nell’attentato. Totale: 22 persone, 22 esseri umani. Ma si parla quasi esclusivamente dei 6 militari italiani, come se essere un civile -perdipiù afghano- e saltare in aria sia quasi normale.

Missione di pace. Si punta il dito sull’obiettivo finale: dare all’Afghanistan un governo democratico. Poi, alle elezioni, vince nuovamente Karzai con dei brogli elettorali vergognosi (in alcuni paesi ci sono più elettori che abitanti…) ma alla CIA và bene così. Karzai è l’uomo debole degli USA, mentre i signroi della guerra afghani continuano a guadagnare con l’oppio e le armi. Per questo non sono affatto convinto che in Afghanistamn si potrà arrivare alla pace. Come non sono per niente assuefatto all’idea che sia una missione di pace. Penso che non si fanno missioni di pace imbracciando un fucile, indossando divise, circolando con mezzi blindati.

I 6 parà uccisi, e ripeto che mi dispiace tantissimo, erano militari in missione. Sapevano benissimo cosa andavano a fare, in che luogo e con quali rischi. E venivano pagati di conseguenza. Molti militari in missione scelgono di partire per lo stipendio, per i soldi. Ma sono sempre militari, imbracciano sempre un fucile, mettono a rischio la propria vita.

Ogni giorno in Italia muoiono circa 3 persone per incidenti sul lavoro. Persone che NON vanno in luoghi di guerra, che non scelgono soldi facili e -anzi- spesso hanno stipendi da fame e lavorano senza protezione. Questi però non sono eroi. Scivolano nell’ombra delle tragedie quotidiane mescolate alle normali notizie sul TG.

Sò che chi legge, probabilmente, scuoterà la testa. Dirrà che non capisco, che non ho un sentimento patriottico, che non sono degno di essere italiano.

Penso all’Italia ed agli Italiani. Penso all’Abruzzo, penso a quei ragazzi rimasti sepolti sotto la casa dello studente. Cosa c’entra ? Beh, c’entra. Mandiamo militari a difendere gli Afghani (giusto, ma non è missione di pace, è una missione e basta !) e lasciamo che decine di RAGAZZI muoiono sepolti sotto edifici costruiti da incompetenti e delinquenti, con cemento depotenziato, con architetti complici delle loro malefatte. Quei ragazzi erano a l’Aquila per studiare, non per combattere. Imbracciavano libri non fucili. Pagavano le tasse, non guadagnavano lauti stipendi.

Non riesco, per questo, a pensare ad eroismo. Penso a poveri ragazzi caduti sul lavoro, il loro lavoro di militari. E penso a tutti gli altri, che in questo momento stanno cadendo da impalcature non sicure, che muoiono soffocati in silos non bonificati, che rimangno schiacciati sotto blocchi di marmo. E che non hanno neppure gli onori dei funerali di stato, nè di una diretta. Se son fortunati, 10 righe sul quotidiano locale.

Offendetemi pure, dite che non sono Italiano. Io non voglio sentirmi complice di questa mattanza quotidiana, ignorandola, e sentirmi orgoglioso della mia patria quando 6 ragazzi (più un missionario) muoiono imbracciando un fucile.

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