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Gerontocrazia
Feb 11th
gerontocrazia [ge-ron-to-cra-zì-a] : Sistema politico in cui il potere è conferito agli anziani
Nel cosiddetto “pubblico” funziona così. Non importa quanto tu sia bravo, quanto lavori, quanto sei capace: le progressioni (soprattutto quelle orizzontali) dipendono quasi esclusivamente da quanto tempo sei a sedere sulla sedia dell’ufficio. La chiamano “gavetta” ma in realtà è un vero e proprio schiaffo alla meritocrazia ed alla qualità sia dei servizi che del personale.
Sul posto di lavoro pubblico non sei incentivato a lavorare, a produrre: tanto non verrai mai premiato per il tuo lavoro ! Ci sarà sempre qualcuno più anziano di te che dirrà “eh, io ho fatto come te…prima gli anziani…un giorno toccherà anche a te andare avanti !”
C’è anche chi fa il suo lavoro con passione, perchè gli piace, ma la passione -quando non viene incentivata- finisce presto. Tanti giovani iniziano a lavorare pieni di buoni propositi e belle speranze: dopo pochi anni anche loro, presi dallo sconforto, finiranno nel mucchio di chi lavora per lo stipendio e del meno faccio meglio è.
Eppure basterebbe tanto poco. Basterebbe iniziare a valutare il lavoro dei dipendenti, controllare le assenze, fare i controlli medici a chi si mette in malattia. Ed in base ai risultati – veri !- premiare o declassare. Si, perchè l’età non può essere un parametro importante di merito: possono esserci 50enni assolutamente incompetenti e 25enni preparati e motivati. Con questo sistema abbiamo distrutto un sistema pubblico che avrebbe potuto funzionare benissimo ! Si, certo, poi si vedono anche giovani che han fatto carriera. Domandiamoci se è stato merito delle loro capacità o della tessera di partito ben al sicuro in tasca…
Il min. Brunetta ha deciso di chiudere con gli incentivi a pioggia e premiare solo i dipendenti meritevoli. La graduatoria verrà decisa da una commissione interna alla struttura. Basta poco per capire a chi verranno concessi ed a chi no…
Scusate ma oggi sono incazzato. Forse è colpa del tempo.
Afghanistan
Sep 20th
Stamani alla TV il rientro delle salme dei 6 militari, più un missionario, italiani uccisi nell’attentato vicino Kabul in Afghanistan. Premetto che avrei preferito non scrivere nulla al riguardo: tuttavia mi sento in dovere di esprimere quello che penso, anche se a molti non piacerà.
Innanzitutto mi dispiace tantissimo per i 7 ragazzi uccisi, come mi dispiace per i 15 civili afghani morti nell’attentato. Totale: 22 persone, 22 esseri umani. Ma si parla quasi esclusivamente dei 6 militari italiani, come se essere un civile -perdipiù afghano- e saltare in aria sia quasi normale.
Missione di pace. Si punta il dito sull’obiettivo finale: dare all’Afghanistan un governo democratico. Poi, alle elezioni, vince nuovamente Karzai con dei brogli elettorali vergognosi (in alcuni paesi ci sono più elettori che abitanti…) ma alla CIA và bene così. Karzai è l’uomo debole degli USA, mentre i signroi della guerra afghani continuano a guadagnare con l’oppio e le armi. Per questo non sono affatto convinto che in Afghanistamn si potrà arrivare alla pace. Come non sono per niente assuefatto all’idea che sia una missione di pace. Penso che non si fanno missioni di pace imbracciando un fucile, indossando divise, circolando con mezzi blindati.
I 6 parà uccisi, e ripeto che mi dispiace tantissimo, erano militari in missione. Sapevano benissimo cosa andavano a fare, in che luogo e con quali rischi. E venivano pagati di conseguenza. Molti militari in missione scelgono di partire per lo stipendio, per i soldi. Ma sono sempre militari, imbracciano sempre un fucile, mettono a rischio la propria vita.
Ogni giorno in Italia muoiono circa 3 persone per incidenti sul lavoro. Persone che NON vanno in luoghi di guerra, che non scelgono soldi facili e -anzi- spesso hanno stipendi da fame e lavorano senza protezione. Questi però non sono eroi. Scivolano nell’ombra delle tragedie quotidiane mescolate alle normali notizie sul TG.
Sò che chi legge, probabilmente, scuoterà la testa. Dirrà che non capisco, che non ho un sentimento patriottico, che non sono degno di essere italiano.
Penso all’Italia ed agli Italiani. Penso all’Abruzzo, penso a quei ragazzi rimasti sepolti sotto la casa dello studente. Cosa c’entra ? Beh, c’entra. Mandiamo militari a difendere gli Afghani (giusto, ma non è missione di pace, è una missione e basta !) e lasciamo che decine di RAGAZZI muoiono sepolti sotto edifici costruiti da incompetenti e delinquenti, con cemento depotenziato, con architetti complici delle loro malefatte. Quei ragazzi erano a l’Aquila per studiare, non per combattere. Imbracciavano libri non fucili. Pagavano le tasse, non guadagnavano lauti stipendi.
Non riesco, per questo, a pensare ad eroismo. Penso a poveri ragazzi caduti sul lavoro, il loro lavoro di militari. E penso a tutti gli altri, che in questo momento stanno cadendo da impalcature non sicure, che muoiono soffocati in silos non bonificati, che rimangno schiacciati sotto blocchi di marmo. E che non hanno neppure gli onori dei funerali di stato, nè di una diretta. Se son fortunati, 10 righe sul quotidiano locale.
Offendetemi pure, dite che non sono Italiano. Io non voglio sentirmi complice di questa mattanza quotidiana, ignorandola, e sentirmi orgoglioso della mia patria quando 6 ragazzi (più un missionario) muoiono imbracciando un fucile.
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