…e con WhatsApp ora si telefona !

Nel caso non ve ne foste accorti, nelle conversazioni private su WhatsApp (non sui gruppi) è apparsa in alto una nuova icona a forma di cornetta telefonica: premendola, ecco che parte una chiamata vocale con il vostro interlocutore.

La telefonata è via VoIP, pertanto non inciderà sul vostro traffico telefonico ma solamente su quello dati: se siete connessi attraverso 3G (o 4G/LTE) occhio a non sforare il bundle mensile di dati, che potrebbe costarvi parecchio più caro delle “vecchie” telefonate.

Le telefonate via VoIP generano un cospicuo volume di traffico dati, poiché la voce viene “incapsulata” in frame “dati” ed inviata attraverso Internet all’altro interlocutore: questo avviene sia in entrata che in uscita e nel caso di una tariffa a consumo il costo anche di una breve telefonata può lievitare parecchio. Attenzione anche alle “flat dati”, nel caso uno sforamento comporti aggravio dei costi ! 

Ovviamente la qualità della conversazione dipende tantissimo da due fattori: le prestazioni del telefono e la qualità della connessione dati. Migliori saranno queste due “variabili” e migliore sarà, ovviamente, la conversazione. In caso opposto, echi e rumori strani renderanno praticamente impossibile la chiamata pertanto, se necessario, meglio usare lo strumento originario.

Vantaggi rispetto alle telefonate tradizionali ? Qualitativamente cambia poco/nulla, economicamente può essere molto più conveniente se entrambi gli interlocutori sfruttano hotspot wi-fi o hanno connessione dati ad alte prestazioni e tariffa “flat”.

Quanti dati “consuma” una telefona con WhatsApp ? Difficile dare una risposta a questa domanda: tanto dipende dal codec utilizzato e dalla relativa “compressione”. I codec standard per il VoIP sono numerosi e il bitrate spazia dagli oltre 128 kbit/s del G.711 ai 2 kbit/s della massima compressione dello SPEEX. Vi sono poi protocolli con compressione dinamica (varia a seconda della quantità del segnale) e con soppressione del silenzio (nessun dato viene trasmesso in caso di “silenzio”: sembra banale ma non lo è). Tuttavia, nel caso di connessione wifi o di una flat dati senza costi aggiuntivi, questo non dovrebbe destare alcuna preoccupazione: diversamente, suggerisco prudenza…

Ovviamente, come già detto, se la connessione dati non funziona (per qualsiasi motivo, tra cui congestione delle stazioni o scarsi livello di segnale) sarà impossibile telefonare via WhatsApp.

 

Bike sharing a Siena

Non sono un fan della bicicletta: ai pedali preferisco il “cavallo di San Francesco”, anche perché a Siena -e questa è una delle prime critiche al progetto- è proprio la conformazione collinare del territorio a rendere quantomai faticoso l’uso della bicicletta.

Stalli in Viale Tozzi

Stalli in Viale Tozzi

Tuttavia ammetto che, almeno sul piano ideologico, l’idea di promuovere mezzi di trasporto alternativi, ecologici e meno impattanti delle buone e “care” vecchie auto private, mi piace.

Mi piace anche l’idea che, finalmente, Siena riesca a beneficiare dei fondi Europei e regionali: cosa che le precedenti amministrazioni non hanno mai sentito l’esigenza di fare, complice la “mucchina” e la “muccona” che tanto finanziavano qualunque sciocchezza fosse mai venuta in mente (ovviamente quasi mai a favore della città).

Sarà poi che il sindaco Valentini è un amante delle due ruote e che gran parte dei suoi progetti sono proprio a favore di questo sport, come la pista ciclabile tra Belverde ed i Due Ponti (da me duramente contestata, soprattutto per il cospicuo impegno economico richiesto al Comune di Siena – Pinassi (M5s) in Consiglio Comunale espone quelle che ritiene le priorità in merito alle opere pubbliche): scherzando, viene da pensare a cosa sarebbe successo se a vincere le elezioni -nel 2011, quando era candidato nel centro destra- fosse stato Alessandro Nannini ?

Lettore RFID

Lettore RFID

Scherzi a parte, l’idea che un servizio di bike sharing prenda piede anche a Siena, mi piace. Mi piace perché credo che la mobilità privata come la intendiamo adesso sia realmente non sostenibile e che l’esplodere del numero di auto, che nella provincia di Siena è 66 auto ogni 100 abitanti (dato 2010 – Fonte: Rapporto tra auto circolanti e abitanti per regioni e province).

Così tante auto private sono sicuramente indice di scarsa propensione all’uso del mezzo pubblico, probabilmente non così efficiente come vorrebbero farci credere, ed alla grande estensione del territorio provinciale, alla quale deve unirsi una bassa densità di popolazione: tutti fattori che incrementano la necessità di effettuare spostamenti, sia per recarsi al lavoro che per la scuola ed il tempo libero.

Per contro Siena è una città medievale e gran parte dell’urbanizzazione periferica nasce negli anni 60 e 70, quando il numero di auto circolanti non era così alto: all’aumento delle auto, infatti, non è corrisposto un miglioramento della rete viaria e dei servizi connessi (come i parcheggi scambiatori o corsie preferenziali per gli autobus), con il risultato di congestioni continue del traffico nei momenti più critici della giornata.

Pannello informativo

Pannello informativo

La soluzione a questo problema, lo preannuncio a scanso di equivoci, non è certo il bike sharing: impensabile credere che qualcuno possa muoversi in bici, se pur a pedalata assistita, da quartieri periferici come Taverne d’Arbia, Isola d’Arbia o Sant’Andrea a Montecchio (tanto per citare le propaggini cittadine più lontane dal centro): le strade strette e l’assenza di banchina “di sicurezza” ai margini della carreggiata renderebbero l’esperienza quantomai pericolosa, tralasciando ovviamente la fatica dovuta alle pendenze che si incontrerebbero lungo il percorso.

Allora perché vedere positivamente un tale progetto, se non risolve il problema ? In primo luogo, si tratta di un tentativo di innovare e stimolare positivamente la società senese ad adottare mezzi di trasporto alternativi: ammettiamolo, siamo pigri, tanto che ci sono persone che prendono l’auto anche per poche centinaia di metri, contribuendo al traffico ed al congestionamento delle già insufficienti strade. Tante volte mi sono trovato a camminare molto più velocemente delle auto in coda, soprattutto il mercoledì mattina, lungo l’anello intorno alla Fortezza medicea…

Il secondo aspetto è che, al netto dei possibili atti vandalici che hanno ucciso progetti analoghi in molte città italiane (Roma in testa: Bike-sharing Roma, il flop: un milione e 600mila euro buttati e bici rubate), in Europa (ed anche a Milano) il servizio funziona:

Ad esempio, a Parigi vi sono 1230 stazioni con circa 14mila bici, il doppio di Londra, che comunque si difende con i suoi 570 stalli e circa 8mila biciclette. Segue Barcellona (420 stazioni e 6mila bici) e perfino Lione, città francese estesa quanto il VII Municipio, con 340 stazioni e 4mila bici. Senza citare, ovviamente, Amsterdam e Berlino, con la loro tradizione secolare. Perfino Milano gode di una rete di buon livello, con 184 stazioni e 3.500 bici. (Fonte: Il flop dell’«efficiente» Bike Sharing tra furti e scooter nei parcheggi)

e che Siena credo non debba arrendersi davanti al degrado sociale ma che, anzi, debba avere il coraggio di sfidarlo e dimostrare che possiamo essere al livello delle migliori città Europee. Se non sarà così, i cittadini dovranno sapere che sono stati buttati letteralmente nel cesso oltre 500.000€…

Ovviamente ci sono anche dei lati negativi, che spero vengano affrontati al più presto:

  • il centro storico di Siena, una delle prime ZTL italiane, è ancora congestionato dai mezzi dei residenti, dei camion merci e da altri veicoli che scorrazzano tutto il giorno per le sue strade: incrementare con le biciclette il numero dei veicoli non rischia di creare più ci qualche inconveniente ?
  • in molte città europee vi sono piste ciclabili ben identificate lungo le strade. Come sottolineai nel mio intervento in Consiglio Comunale, “nel caso di fondi vincolati a certi tipi di opere, poi, ho evidenziato come vi sono zone dove i marciapiedi e piste ciclabili sarebbero davvero utili, come la Strada esterna di Fontebranda, sempre ad esempio, quotidianamente affollata da frotte di turisti (che mandiamo a parcheggiare al Fagiolone) che si trovano a dover invadere la carreggiata stradale, mettendo a repentaglio la loro incolumità, per mancanza di marciapiede“: dove sono, a Siena, le “piste ciclabili” ?
  • il servizio di bike sharing è concentrato nel centro della città, con gli stalli dislocati in varie zone del centro storico stesso: più che favorire il traffico di biciclette nelle già strette stradine medievali, non sarebbe stato meglio puntare ad una mobilità dolce da e per le periferie ?
Aggiornamento: a seguito della pubblicazione di questo articolo, il ViceSindaco Manduco mi ha informato che sono presenti gli stalli per le bici anche presso la Fortezza Medicea, Ravacciano, Antiporto, Acquacalda, Ospedale Le Scotte, Stazione FFSS, San Miniato, DuePonti, Taverne d’Arbia e Via Napoli.

Per finire, diamo un’occhiata ai costi previsti. Come da Del. 332 del 30/12/2013 “Costituzione di un servizio di bike sharing elettrico nel Comune di Siena” (Bike Sharing Siena – Del. n.332), apprendiamo che il costo complessivo dell’operazione è di 511.000,00€ così divisi:

bikesharingsiena_costi

così finanziati:

bikesharingsiena_finanziamenti

tra cui notare che il co-finanziamento a carico del Comune di Siena è di 37.421,01€ (di cui 6.600,00 € per il personale). A questi vanno aggiunti 13.000€ stimati di “oneri indotti” per interventi di manutenzione straordinaria.

In totale, siamo a circa 50.000€, euro più euro meno, di cui però non abbiamo alcuna notizia di previsione dei costi per la manutenzione delle installazioni e delle biciclette.

Tralascio volutamente la polemica sull’estetica degli stalli, per la quale vale il principio sacrosanto del “de gustibus”: non saranno bellissime, per carità, ma a fronte delle tante “porcate” architettoniche presenti a Siena e realizzate negli anni passati, forse questo aspetto è il meno importante.

Per concludere, devo sottolineare l’inefficienza dell’Amministrazione nel condividere con la città questa iniziativa: da un giorno all’altro i senesi hanno visto “spuntare” queste colonnette, senza conoscerne il motivo, mentre sarebbe stato sicuramente importante condividere prima il progetto e poi realizzarlo. Purtroppo però questa Giunta fa eco ai suoi predecessori, che consideravano Siena un semplice feudo al servizio del Signore e della sua corte.

A questo punto non rimane che aspettare di vedere la comparsa delle bici e l’inaugurazione del servizio.

 

 

 

Occhio alla truffa: “Aiuto! Per favore”

Anche stamani ho ricevuto l’ennesima e-mail truffaldina, proveniente da un mio contatto reale (e pertanto meno soggetta ai filtri antispam), dal titolo “Aiuto! Per favore“. Il testo contiene una poco plausibile richiesta di aiuto economica a seguito del furto dei documenti, il tutto ovviamente da far transitare via Western Union:

Per favore, ho bisogno del vostro aiuto. ho fatto un viaggio in  Scotland e durante il mio soggiorno i miei documenti sono stati rubati insieme al mio passaporto internazionale e la mia carta di credito che si trovava nella mia borsa. per ovviare a tale problema, la mia banca ha bisogno di tempo per elaborare tutti i dati che mi servono per ripristinare il tutto. Puoi aiutarmi a spedire i soldi via Trasferimento Denaro Western Union? Necessito della somma di 950 euro per coprire le mie spese. Ti prometto di rimborsarti della cifra non appena torno domani. Sono spiacente per ogni inconvenienza tale disguido possa crearti. Posso mandarti i dettagli su come trasferire la somma. Spero di ricevere a breve la tua risposta. Fammi sapere.
Cordialmente,
Sabrina

Occhio al Reply-To !

Occhio al Reply-To !

Da notare come l’intestazione della mail riporti un mittente (“sabri.xxxx@gmail.com“) mentre il Reply-to (ovvero l’indirizzo dove saranno inviate le risposte) è “sabri.xxxx@mail.com“: particolare importante, perché significa che il malintenzionato, dopo aver sfruttato indebitamente la casella e-mail della sventurata “Sabrina”, si è premunito da eventuali cambi di password o disattivazioni per ricevere le risposte dei malcapitati che cadono nella trappola.

Decido di fare finta di cadere nel tranello e così rispondo, dando la mia disponibilità ad aiutare. La mail, come previsto, viene inviata a sabri.xxxx@mail.com.

La risposta non tarda troppo ad arrivare e dopo poche ore ricevo, da sabri.xxxx@mail.com, questa mail:

Grazie per aver risposto, necessito della somma di 950 euro per coprire le mie spese. Per favore, potresti mandarmeli cortesemente online, registrandoti con la tua carta di credito per inviare i soldi mediante: www.westernunion.it. O, cerca l’ufficio del Western Union o MoneyGram più vicino in qualunque Banca o Ufficio Postale vicino a te e aiutami a spedire i soldi. Non hai bisogno di un conto per mandare i soldi via WU/MG. Tutto ciò che serve è il mio nome e indirizzo qui sotto:
Indirizzo: Platform 1 Waverley Station Edinburgh, EH1 1BB Scotland
Nome Del Destinatario: sabrina xxxxx
Fatemi sapere quanto velocemente si può inviare il denaro
Aspetto una tua risposta.

Cordialmente,

sabrina xxxxx
A questo punto mi sembra inutile dirvi che se inviate i soldi, difficilmente li riavrete indietro: caratteristica del trasferimento di denaro con queste agenzie è che sia chi invia che chi riceve non ha bisogno di un conto corrente (un po’ come le ricariche PostePay o simili…) e viene richiesto solamente la presentazione di un documento. Purtroppo, come la stessa Western Union avverte in suo documento Acquirente, attenzione !, dove avvisa del rischio truffe:
È importante notare che Western Union non offre alcun tipo di protezione degli acquisti o servizio di deposito a garanzia e non si assume alcuna responsabilità in merito al mancato ricevimento o alla qualità di merci o servizi. L’attività di Western Union consiste nell’invio di fondi da un mittente a un destinatario: non offriamo servizi di esazione crediti o di custodia.
[…]
4. Ricorda che Western Union non consente ai clienti di intestare transazioni monetarie a persone fittizie e che questo stratagemma non rappresenta una valida protezione: i criminali hanno spesso accesso a documenti di identità falsi, spesso difficilmente distinguibili da quelli autentici.
Pertanto, concludendo, siate sempre molto prudenti e diffidate da simili richieste di aiuto o di strabilianti guadagni: spesso l’unico a guadagnarci è il truffatore !

Capodanno Senese

Il 25 marzo 2015 si festeggia il Capodanno Senese, dovuto al fatto che questo giorno è, per la Chiesa Cattolica, dedicato alla celebrazione dell’Incarnazione, ricorrenza questa che assume un valore particolare per Siena, da secoli Civitas Virginis (Città della Vergine, come ricorda il motto inciso sulle monete della Repubblica a partire dal 1279: “Sena vetus civitas Virginis”).

Così, come dal programma dei festeggiame,nti, oggi pomeriggio mi sono recato in Piazza Duomo dove, sotto una fastidiosa pioggerellina, ha avuto luogo la celebrazione dell’offerta del cero votivo da parte del Magistrato delle Contrade alla Madonna, dentro la chiesa della S.S.Annunziata presso lo Spedale Santa Maria della Scala.

Per l’eclisse a naso in sù

Grande partecipazione di studenti e semplici curiosi all’installazione dell’Unione Astrofili Senesi presso l’Orto de’ Pecci in occasione dell’eclisse solare del 20 marzo 2015.

Non potevo certo mancare all’occasione, non tanto per assistere all’eclisse in sé (comunque evento interessante) ma per gustarmi la capacità di inventiva italica che, ovviamente, non ha mancato di sorprendermi ancora una volta e che ho cercato di rappresentare in questa galleria di scatti.